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Oasi di S. Alessio – Gita escursione Fotografica – Luglio 2012

Gita escursione fotografica all’oasi di S.Alessio

Una “tappa fissa ” per molti circoli fotografici . Anche se i più esperti fotografi naturalisti non amano e apprezzano le immagini realizzate nei parchi faunistici (per via delle difficoltà nel fotografare gli animali in cattività) , l’Oasi di Sant’Alessio rappresenta comunque buon riferimento per chiunque voglia fare una bella passeggiata nella natura , tentando di portarsi a casa qualche “scatto buono”.


Un momento di riflesione sulle immagini scattate durante il percorso all’interno dell’Oasi


L’Oasi iniziò a nascere nel 1973, quando Antonia e Harry Salamon acquistarono il castello di Sant’Alessio e quel poco di terra che gli sta intorno tuttora.

A parte la passione, un po’ scientifica e un po’ sentimentale per l’architettura medievale, c’era il progetto, accarezzato dall’infanzie e dall’infanzia preparato, di creare un allevamento di specie in pericolo, per ripopolarne la natura.

Antonia e Harry avevano una preparazione scientifica e una cultura liberale e pragmatica. Conoscevano la situazione della natura -in Italia e non solo- ed erano convinti che, per salvarne il salvabile, l’uomo dovesse darsi da fare.

La terra acquistata era un grande campo di erba medica. Non c’era un solo albero, un maleodorante rigagnolo -chiamarlo fogna sarebbe fargli un complimento- la attraversava tutta. Quel che oggi si vede è stato tutto costruito dopo.

Non avevano tenuto conto, per giovanile ingenuità, che una piccolissima ma determinata parte dell’umanità si stava costruendo una specie di religione ambientale, fatta di conoscenze naturalistiche poco masticate -per esempio la convinzione che la natura sarebbe in un equilibrio distrutto dalla specie umana-di ignoranza dell’irreversibilità delle alterazioni compiute, di ossessione per la propria salute, di masochistico odio per l’umanità e per le sue conquiste, di ignoranza di ciò che era la vita umana solo un paio di generazioni or sono, il tutto condito da una buona dose di intolleranza e fomentato, già allora, dalla burocrazia (che voleva appropriarsi del nascente settore) e da un associazionismo assetato di soldi e di potere e cui formicolavano le mani dalla voglia di farsi parte politica.

Erano gli anni in cui il Falco pellegrino stava scomparendo dall’Europa e dal Nordamerica. Si pensava che il Cavaliere d’Italia -che in realtà stava solo compiendo uno dei suoi periodici spostamenti- fosse in pericolo d’estinzione. La Cicogna bianca mancava dall’Italia da cinque secoli e i pochi esemplari che transitavano sul nostro Paese, durante la migrazione stagionale, finivano immancabilmente imbalsamati (molti agricoltori tenevano il fucile sul trattore). Molte specie, ora protette, erano ancora sulla lista dei “nocivi”.

Queste furono quindi le prime tre specie cui ci dedicammo (ebbene, sì, siamo ancora qui e siamo noi a scrivere questi appunti). Nel 1977, copiando fedelmente le strutture inventate da Tom Cade all’Università Cornell, costruimmo l’allevamento dei Falchi pellegrini, ancora esistente, rimasto per oltre vent’anni la più importante struttura del genere in Europa. Creammo una colonia di Cavalieri d’Italia, con esemplari importati dalla Tunisia. Nel 1981 Renato Massa, il magnifico naturalista, mente scientifica della rivista Airone, ebbe a dire “credevo che l’allevamento dei Cavalieri d’Italia fosse una bufala inventata da Salamon, quando mi trovai a camminare fra i nidi, numerosi come fossero galline”. Una frase che ci è rimasta nel cuore. Nel 1984 arrivammo ad allevarne e liberarne 127. Dall’allevamento di Bucci, a Faenza, ottenemmo le prime cicogne. Già nel 1977 un gruppo di sei fu reintrodotto in natura, quindici anni prima di ogni altro tentativo italiano. Le sei furono poi seguite da altre 500 o più.

Storia tratta dal sito ufficiale …

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Vedute d'Autore®, è associazione culturale gruppo fotografico di Abbiategrasso. Nato nel 2010 senza scopo di lucro, ha tra i suoi obiettivi principali, la passione per la fotografia e la condivisione degli eventi e le attività attraverso i moderni strumenti di social networking online (blog, facebook, ecc) e più tradizionali (sito web).